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Carnaroli, F. (2001). VYGOTSKIJ E LA PSICOANALISI. RELAZIONE, LINGUAGGIO, COSCIENZA RIFLESSIVA. Psicoter. Sci. Um., 35(3):47-79.

(2001). Psicoterapia e Scienze Umane, 35(3):47-79

VYGOTSKIJ E LA PSICOANALISI. RELAZIONE, LINGUAGGIO, COSCIENZA RIFLESSIVA

Francesco Carnaroli

Viene mostrata l'utilità del pensiero di Vygotskij per concettualizzare il funzionamento della relazione analitica. Vygotskij afferma che, se da un lato dobbiamo tenere conto dell'azione dei processi psichici inconsci su quelli coscienti, dall'altro dobbiamo tenere conto dell'azione inversa dell'attività cosciente mediata da segni sulla struttura dei processi inconsci. La funzione del linguaggio non è quella di etichettare rappresentazioni preesistenti, ma quella di «andare incontro» a processi psichici ancora non «perspicui», costruendoli. L'attività mediata da segni, che caratterizza la coscienza riflessiva e il linguaggio interno, si sviluppa per interiorizzazione di un precedente dialogo intersoggettivo. Le modalità del pensiero verbale con cui il soggetto si relaziona con se stesso sono, così, fatte derivare dalla modalità della relazione intersoggettiva. Il pensiero verbale ha caratteristiche socio-storiche e deve essere fatto oggetto di una psicologia storica. Considerando il funzionamento mentale come un sistema funzionale in cui le varie funzioni interagiscono, Vygotskij sottolinea l'interazione fra sviluppo affettivo e sviluppo cognitivo. Per valutare se un affetto ostacoli o favorisca la crescita, il criterio è semiotico, non di contenuto: solo gli affetti che sono «agganciati» dal linguaggio nella relazione, possono essere elaborati ed integrati fra di loro. La differenza fra ciò che il soggetto riesce a pensare da solo e ciò che egli riesce a pensare all'interno di una relazione tutoriale costituisce ciò che Vygotskij definisce «area dello sviluppo prossimale». Viene mostrato come tale concetto sia stato ripreso dalla psicoanalisi in anni recenti.

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