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Rinaldi, L. (2003). Patrizia Cupelloni (a cura di) La ferita dello sguardo. Una ricerca psicoanalitica sulla melanconia. Scritti di Leonardo Albrigo, Maria Luisa Algini, Luciano Bernini, Paolo Cruciani, Patrizia Cupelloni, Pia De Silvestris, Manuela Fraire, Alberto Luchetti, Anna Rocchi, Lucio Russo. Milano: Franco Angeli, 2002, pp. 188, € 20,50.. Psicoter. Sci. Um., 37(2):115-118.

(2003). Psicoterapia e Scienze Umane, 37(2):115-118

RECENSIONI

Patrizia Cupelloni (a cura di) La ferita dello sguardo. Una ricerca psicoanalitica sulla melanconia. Scritti di Leonardo Albrigo, Maria Luisa Algini, Luciano Bernini, Paolo Cruciani, Patrizia Cupelloni, Pia De Silvestris, Manuela Fraire, Alberto Luchetti, Anna Rocchi, Lucio Russo. Milano: Franco Angeli, 2002, pp. 188, € 20,50.

Review by:
Luigi Rinaldi

Alla fine della sua prefazione a questo bel libro, Patrizia Cupelloni specifica che la scelta di presentare i contributi dei vari autori in ordine alfabetico intende sottolineare lo scarto tra lavoro individuale e ricerca gruppale, con l'augurio di offrire al lettore una maggiore libertà di costruirsi una configurazione soggettiva del percorso del gruppo aperta alla scoperta di vari altri possibili approcci. Come lettore del libro, accolgo questo invito e in maniera molto sintetica vorrei accennare al filo rosso, che lega secondo me i contributi degli autori, facendone un insieme armonico quale raramente è dato osservare in un libro a più voci.

Incominciamo innanzi tutto dal titolo, anzi dal sottotitolo: una ricerca psicoanalitica sulla melanconia. Melanconia e non depressione. Bene hanno fatto gli autori, a mio parere, a preferire il primo di questi termini visto che il secondo è stato preso d'assalto e catturato, ormai, da quella psichiatria biologica, senz'anima, disposta ad accettare soltanto la dimensione neuronale dell'uomo, e che, cedendo alle facili lusinghe del consumismo globale dei nostri giorni, su cui fa leva il deciso marketing delle case farmaceutiche, promette quello che non può riuscire a mantenere: rimedi sotto forma di pillole alle difficoltà dell'esistenza. Difficoltà dell'esistenza che diventano, invece, contingenze patologiche, quando non sono riconosciute come tali, quando non sono riconosciute come una condizione necessaria dell'anima. Da qui il ricorso alle pillole, alle sostanze stupefacenti, alle condotte anoressiche e bulimiche, etc.

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