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(2005). Ingrid Riedel, L'anima dell'immagine. Elementi interpretativi nell'arte e nella psicoterapia. Traduzione di Louisette Palici di Suni. Roma: Edizioni Scientifiche Magi, 2004, pp. 267, € 18 (ed. orig.: Bilder in Therapie, Kunst und Religion. Stuttgard: Kreuz Verlag, 1988). Psicoter. Sci. Um., 39(2):269.

(2005). Psicoterapia e Scienze Umane, 39(2):269

Ingrid Riedel, L'anima dell'immagine. Elementi interpretativi nell'arte e nella psicoterapia. Traduzione di Louisette Palici di Suni. Roma: Edizioni Scientifiche Magi, 2004, pp. 267, € 18 (ed. orig.: Bilder in Therapie, Kunst und Religion. Stuttgard: Kreuz Verlag, 1988)

Nel settembre 2004 è uscita la traduzione italiana di questo libro di Ingrid Riedel, studiosa di teologia, psicologia delle religioni ed analista junghiana, dal titolo molto accattivante, soprattutto per chi si occupa di arteterapia e territori limitrofi. L'autrice perviene alla codificazione di un ipotetico “vocabolario” della rappresentazione visiva – esclude soltanto il discorso circa l'uso di tecniche e materiali diversi – prendendo in considerazione una serie di elementi che concorrono alla costruzione e alla tipizzazione dell'immagine sul piano: la geometria prospettica e l'uso dello spazio, anche nel formato, verticale, orizzontale o circolare dell'opera; le linee di forza, il movimento e l'equilibrio compositivo; l'uso del colore e del gioco di luci ed ombre nell'espressione creativa; il simbolismo teologico e gli archetipi dell'inconscio collettivo.

Il testo offre al lettore una panoramica degli elementi che possono concorrere alla lettura di un quadro, indipendentemente dal suo autore, così come enuncia il titolo originale del libro che tradotto letteralmente recita: “Immagini nella terapia, nell'arte e nella religione”. L'autrice opera una disamina di tavole dell'iconografia religiosa medievale e rinascimentale; di alcune opere pittoriche moderne e contemporanee e delle produzioni di alcuni pazienti (senza specificare se siano state prodotte in arteterapia ovvero nell'ambito di percorsi terapeutici diversi), dandone un'interpretazione simbolica che può prescindere dalla soggettività dell'autore. I fondamentali di questa modalità di lettura non sarebbero nemmeno soggetti al trascorrere del tempo e, sulla base di questi presupposti, un'icona gotica potrebbe leggersi non diversamente da un quadro di Paul Klee o da un murales underground dei giorni nostri. Il tentativo sembra quello di pervenire alla codificazione di un alfabeto dell'immagine, di valore universale ed ubiquitario, che consenta di leggere forme, segni e colori, prescindendo dal contesto spazio-temporale nel quale l'immagine ha conquistato la sua rappresentazione. Dunque un contributo ad una “psicologia generale” dell'arte più che alla difficile “arte” della psicologia e del lavoro psicoterapeutico. [M.L.R.]

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