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Speziale-Bagliacca, R. (2007). Ian D. Suttie, Le origini dell'amore e dell'odio. Prefazione di John Bowlby. Introduzione di Dorothy Heard. Prefazione alla prima edizione di James A. Hadfield. Postfazione di Franco Borgogno. Trad. di Francesco Capello. Torino: Centro Scientifico Editore, 2007, pp. 228, € 24,00 (ed. orig.: The Origins of Love and Hate. London: Kegan Paul, Trench, Trubner, 1935; New York: Julian, 1952 [Introduzione di Ashley Montagu]; London: Pelican, 1960; London: Free Associations Books, 1988). Psicoter. Sci. Um., 41(4):518-520.

(2007). Psicoterapia e Scienze Umane, 41(4):518-520

Ian D. Suttie, Le origini dell'amore e dell'odio. Prefazione di John Bowlby. Introduzione di Dorothy Heard. Prefazione alla prima edizione di James A. Hadfield. Postfazione di Franco Borgogno. Trad. di Francesco Capello. Torino: Centro Scientifico Editore, 2007, pp. 228, € 24,00 (ed. orig.: The Origins of Love and Hate. London: Kegan Paul, Trench, Trubner, 1935; New York: Julian, 1952 [Introduzione di Ashley Montagu]; London: Pelican, 1960; London: Free Associations Books, 1988)

Review by:
Roberto Speziale-Bagliacca

Se la lista dei prefatori a questo saggio che ho appena riportato (e ne mancano: il filosofo e psicologo Cecil Alec Mace, per esempio, che appare nella più nota edizione, quella uscita in Gran Bretagna presso Pelican nel 1960), se questa lista, dicevo, equivalesse ai nastrini che i militari si appuntano sul petto, se segnasse le battaglie scatenate e combattute, il lettore avrebbe subito l'idea dell'importanza di questo libro e di questo autore. Difficile trovare un termine per riassumere questa importanza: dire che è un saggio mitico, una leggenda? No, perché di notorietà ne ebbe infinitamente meno di quanto meritasse. Potremmo cavarcela dicendo che questa a lungo attesa traduzione in italiano è un evento (infatti in italiano era uscito soltanto il cap. 1, dal titolo “Biologia dell'amore e dell'interesse”, nella rubrica “Classici” del n. 3/1993, pp. 111-123, di Psicoterapia e Scienze Umane - questa prepubblicazione del cap. 1 peraltro non viene menzionata nel libro).

Quando, a breve distanza dalla morte del suo autore, questo denso (e appassionato) scritto vide la luce per la prima volta nel 1935, già allora fu un evento, ma registrato solo da quattro gatti (recensori). Era la prima critica organica e ampia della psicologia di Freud, fatta non da un secessionista, ma da un medico esterno alle istituzioni che, a saperlo leggere, sia pure a denti stretti e paradossalmente, si considerava freudiano. Tanto freudiano da anticipare quanto molti psicoanalisti avrebbero ritenuto corretto solo decenni più tardi.

Teniamo presente che nel 1935 Freud ha terminato da appena tre anni la Nuova Serie di Lezioni, a tutti gli effetti un consuntivo di ampio respiro della sua prima metapsicologia. La critica di Suttie tocca un numero considerevole di temi; il libro si espande in molte direzioni e condensa un numero notevole di osservazioni acute, assieme ad altre che personalmente non ritengo condivisibili. Sto pensando a diversi passi del capitolo IX “La religione una malattia o una cura?”. Si ha l'impressione che il contenuto del libro fosse bollito nella testa dell'autore fino a tracimare.

A

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