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Bartoleschi, B. (1955). Note sul transfert. Rivista Psicoanal., 1(3):43-49.

(1955). Rivista di Psicoanalisi, 1(3):43-49

Note sul transfert

Benedetto Bartoleschi

Poiché il transfert, ben a ragione considerato un cardine fondamentale della terapia psicoanalitica, è purtroppo spesso frainteso, credo sarà utile precisarne i concetti e fare il punto su questa importante questione pubblicando queste sintetiche note, oggetto di una mia comunicazione al X Congresso degli Psicologi Italiani.

Il transfert, come Freud, Ferenczi e numerosi altri psicoanalisti hanno sottolineato, non è fenomeno proprio alla psicoanalisi, ma generale: pur essendo per lo più ammesso, a cominciare da Freud, che i fenomeni di transfert siano attivati ed intensificati dal trattamento psicoanalitico.

Il termine transfert, usato in senso generale come “operazione di trasporto da un luogo o da un soggetto ad un altro”, in psicologia generale è applicato alle percezioni, alle emozioni, alle azioni ecc. Senza entrare in dettaglio a proposito dei differenti fenomeni ai quali è applicato il termine transfert, cercheremo di precisarne il significato nella dottrina psicoanalitica.

Secondo la definizione di Warren (1), tipica nella maggior parte delle definizioni correnti, il transfert è “lo sviluppo di un atteggiamento emotivo da parte del paziente verso l'analista, sotto forma sia di una reazione affettuosa (positiva) sia d'una reazione ostile (negativa); l'atteggiamento deriva in un caso e nell'altro dalle relazioni anteriori del paziente verso uno dei genitori o entrambi, e non dalla situazione analitica attuale”.

Per rispecchiare più completamente le definizioni correnti bisogna aggiungere che l'atteggiamento di transfert è generalmente ambivalente.

Molti psicoanalisti hanno rimarcato che quello che è trasferito non è soltanto un affetto ma tutta una forma di comportamento, come espresso da questa definizione di Kubie (2) “in psicoanalisi la parola transfert si applica al fatto che, nell'età adulta, le nostre relazioni con gli altri si compongono di elementi coscienti e inconsci, e che gli elementi inconsci consistono largamente in atteggiamenti, bisogni, sentimenti e scopi che sono ‘riportati’ (cioè trasferiti) inconsciamente a partire da atteggiamenti, bisogni, sentimenti e scopi verso gli altri, che noi avevamo sviluppati nell'infanzia”.

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