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Pierandrea, L. (1992). Hanna Segal Dream, Phantasy and Art Tavistock and Routledge, London and New York, 1991, XIII-120 pagine, s.i.p.. Rivista Psicoanal., 38(1):265-267.
  

(1992). Rivista di Psicoanalisi, 38(1):265-267

RECENSIONI

Hanna Segal Dream, Phantasy and Art Tavistock and Routledge, London and New York, 1991, XIII-120 pagine, s.i.p.

Review by:
Lussana Pierandrea

“Agli inizi della professione ebbi la sorte di avere tra i miei pazienti sia artisti sia psicotici. D'ambo le parti fui tratta a riconoscere l'importanza cruciale del simbolismo e delle sue vicissitudini”, scrive H. Segal nell'Introduzione. E più oltre: “Desidero mostrare lo sviluppo del mio pensiero senza passare a discutere altri modi di vedere o entrare in controversie”. In effetti, come subito nota Betty Joseph nella sua Prefazione, del sogno viene trattato l'aspetto patologico, in quanto il lavoro del sogno, quando in parte o del tutto non riesce, è collegabile a formazione simbolica povera e a pensiero concreto. Lungo questa linea autoconchiusa vengono poi considerate somiglianze, differenze e connessioni tra sogno ad occhi aperti, gioco, arte e pensiero creativo. Alla base del libro sono chiaramente i tre così famosi articoli, pubblicati tra il '50 e il '57 ben prima dei quarant'anni, che svilupparono in varie direzioni il pensiero di M. Klein. Ma qui, nei termini più chiari, lungo una ben costruita successione di otto capitoli, e con la più ricca, dettagliata e pertinente illustrazione clinica, vi è anche un confronto prima con il pensiero di Freud, poi — anche se con i limiti che dirò — con quello di Bion. Il libro, che negli ultimi tre capitoli sull'arte si rivolge anche a un pubblico colto non specialistico, e che nelle intuizioni degli artisti trova conferma a idee e scoperte degli analisti, ha il suo nucleo centrale nel quarto capitolo, “Spazio mentale ed elementi del simbolismo”, ma il settimo, “Arte e la posizione depressiva”, più congeniale e sentito, riesce ad essere più sottile e convincente e ad arricchire e approfondire il suo tema. Il capitolo secondo, “Fantasia”, potrebbe quasi apparire una replica di quello dallo stesso titolo in Introduzione all'opera di Melanie Klein, non fosse che qui la genesi del concetto e i suoi precedenti nell'opera di Freud sono pure ampiamente e dettagliatamente riportati e discussi.

È

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