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Rossi, P.L. (2000). Vedere e non vedere : Considerazioni sull'autismo e la regola fondamentale. Rivista Psicoanal., 46(4):645-661.

(2000). Rivista di Psicoanalisi, 46(4):645-661

ARTICOLI

Vedere e non vedere : Considerazioni sull'autismo e la regola fondamentale

Pier Luigi Rossi

Alcuni pensieri che riguardano la profonda aspirazione di un paziente psicotico ad avere la sua analisi sono all' origine di questo scritto.

La mia conoscenza di lui ha naturalmente acquistato altre dimensioni in seguito, ma ciò ha potuto accadere solo nel corso di un'analisi. Qui vorrei concentrarmi invece in primo luogo sulla soglia: la difficoltà dell'inizio, che sembrava rendere questa analisi impossibile, un carattere specifico di tale difficoltà, ed il nesso che mi sembra di poter stabilire fra un sintomo autistico, il bisogno di percepire, e la presenza in lui di una problematica identificatoria.

Alcune citazioni preliminari mi aiuteranno ad avviare senza troppa fatica il discorso.

La prima è quella della Tustin, ed è a tutti ben nota: si tratta del suo modello “bocca-capezzolo” di una prima relazione al mondo, nella quale la bocca non saprebbe percepire sé stessa se non avesse il capezzolo intorno al quale essa diventa attiva.

Analogamente, l'oggetto autistico è così necessario al paziente perché intorno ad esso prende forma un tipo molto elementare di organizzazione percettiva e di sé: quella che Tustin (1984) chiama una “forma” autistica.

Parlando di “autismo” non mi riferisco dunque in primo luogo a chiusura o ritiro, ma a questo tipo di percezione di sé ottenuta attraverso la sensorialità, con l'uso di un oggetto per così dire esterno alla zona sensoriale interessata.

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