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Rossi, P.L. (2001). Risposta a Franco De Masi. Rivista Psicoanal., 47(1):159-163.

(2001). Rivista di Psicoanalisi, 47(1):159-163

Risposta a Franco De Masi

Pier Luigi Rossi

Credo di condividere con Franco De Masi un interesse vivo e di lunga data per il paziente psicotico nella stanza di analisi. Le idee molto diverse che abbiamo possono in una certa misura confrontarsi proprio sulla base di questa condivisione, anche per l'auspicio suo come mio che se ne parli di più sulle pagine della Rivista.

Qualcosa è cambiato in questi anni nella psicoanalisi italiana, grazie anche ai colleghi che hanno studiato i problemi posti dalle cosiddette “patologie gravi”; sicché oggi, chi di noi lavora anche a contatto con l'istituzione psichiatrica può sentire la sua identità psicoanalitica meno scissa di quanto non fosse una volta, fra un momento e l'altro della sua attività. Si potrebbe credere che i nostri colleghi più giovani trovino dunque un clima ormai diverso da quello che abbiamo conosciuto, quando davvero sembrava che la mano destra nulla dovesse sapere di quanto faceva la sinistra.

Invece io credo che le cose non stiano così.

Per quanto riguarda l'eventualità di trovarsi con un paziente psicotico coinvolti nel tentativo di fare un'analisi, qualcosa anzi si è perso fra noi, dopo che è cessata la forte influenza della scuola inglese.

Probabilmente non sono pochi gli analisti che hanno od hanno avuto in analisi un paziente psicotico, ma tuttavia oggi è possibile in Italia che ci si limiti a considerare la psicosi come una pura e semplice “controindicazione” per la psicoanalisi. Come ricorda De Masi in una nota a pag. 151, in una certa opinione corrente la psicoanalisi sarebbe stata considerata “tradizionalmente un trattamento inefficace o addirittura controindicato nel caso della psicosi”.

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