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Garella, A. (2002). Talking cure. Rivista Psicoanal., 48(4):851-871.

(2002). Rivista di Psicoanalisi, 48(4):851-871

Talking cure

Alessandro Garella

Il trattamento psicoanalitico è così intimamente connesso alla parola, al linguaggio, che spesso si dimentica che il suo primo e principale fattore terapeutico, appunto la parola, è anche ciò che ne condiziona il dispiegamento teorico e pratico. Qui presenterò un sommario percorso storico, a partire dagli Studi sull'isteria di Breuer e Freud, per mostrare come, nello sviluppo del pensiero psicoanalitico, la talking cure abbia seguito una deriva semantica, per la quale essa è divenuta quella che chiamerò una taking care e ancor più recentemente, una talking care. L'uso dei termini inglesi dipende sia da situazioni storiche, come la definizione data da Anna O., che da una questione lessicale: in inglese il termine “cure” denota un concetto vicino alla “cura (medica), terapia”, laddove il termine “care” si riferisce all'atteggiamento di “cura, interesse, (pre)occupazione”. In italiano il termine “cura” copre entrambi gli ambiti semantici, potendo rientrare sia nell'espressione di “seguire, praticare, ricevere … una cura” quanto di “prendersi cura, curarsi di, interessarsi a, …”. Nella nostra lingua l'espressione ed il contesto forniscono una chiave di lettura interpretativa del significato veicolato; nella lingua inglese la differenza semantica si esprime nella diversità lessicale. Quest'ultima fornisce una facilitazione al discorso qui svolto, tale da giustificare la preferenza accordata a termini ed espressioni inglesi.

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