Customer Service | Help | FAQ | PEP-Easy | Report a Data Error | About
:
Login
Tip: To see translations of this article…

PEP-Web Tip of the Day

When there are translations of the current article, you will see a flag/pennant icon next to the title, like this: 2015-11-06_11h14_24 For example:

2015-11-06_11h09_55

Click on it and you will see a bibliographic list of papers that are published translations of the current article. Note that when no published translations are available, you can also translate an article on the fly using Google translate.

 

For the complete list of tips, see PEP-Web Tips on the PEP-Web support page.

Racalbuto, A. (2004). Le parole della cura e la cura delle parole. Rivista Psicoanal., 50S(Supplement):275-288.

(2004). Rivista di Psicoanalisi, 50S(Supplement):275-288

Le parole della cura e la cura delle parole

Agostino Racalbuto

«Io penso spesso con la penna, perché la mia testa spesso non sa nulla di ciò che la mia mano scrive»

(L. Wittgenstein)

Le parole della cura e la cura delle parole. E già, perché per reperire parole che curano è fondamentale avere cura delle parole, conoscerle, distinguere la specificità di ognuna di esse, viverne la trama affettiva, conservarle nel loro ampio potenziale di significazione. «Leggere» le parole della psicoanalisi è un tema fondamentale per ogni psicoanalista, a partire dalla lettura dei testi di Freud. Così come scrivere. Freud ha infatti potuto parlare della sua esplorazione dell'inconscio e del lavoro della cura solo a condizione di poterci testimoniare e trasmettere la sua familiarità e la sua sensibilità nei confronti delle parole. Faccio riferimento a quella sensibilità che permette di ascoltare, di ascoltare in senso psicoanalitico.

Questo tipo di ascolto potrebbe essere forse un'invariante fra l'accaduto in seduta e il resoconto clinico, come se in entrambe le situazioni occorre contattare e «ascoltare» l'inconscio (ascoltarsi) per poter procedere nel recupero di emozioni, affetti, pensieri e parole appropriate a significare l'esperienza. Si presume possa infatti essere rintracciata un'analoga sensibilità di ascolto, quella con i propri pazienti in seduta e quella che, in un diverso contesto, ha presieduto alla scrittura di un lavoro psicoanalitico. O anche quella che occorre in fondo per leggerlo.

[This is a summary or excerpt from the full text of the book or article. The full text of the document is available to subscribers.]

Copyright © 2020, Psychoanalytic Electronic Publishing, ISSN 2472-6982 Customer Service | Help | FAQ | Download PEP Bibliography | Report a Data Error | About

WARNING! This text is printed for personal use. It is copyright to the journal in which it originally appeared. It is illegal to redistribute it in any form.