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PEP-Web Tip of the Day

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Pallier, L.M. Soavi, G.C. (2008). Le due analisi del sig. Z trent'anni dopo. Rivista Psicoanal., 54(2):477-488.

(2008). Rivista di Psicoanalisi, 54(2):477-488

Rileggere i casi

Le due analisi del sig. Z trent'anni dopo

Lidia Maria Pallier e Giulio Cesare Soavi

«Le due analisi del sig. Z» venne pubblicato per la prima volta nel 1979 sull'International Journal of Psychoanalysis. L'Autore scrisse di getto il lavoro l'estate del 1977 nel suo ritiro di Carmel in California. Accettando la proposta, trent'anni dopo la sua stesura, di esprimere un'opinione su questo lavoro, che è da considerare la maggiore esemplificazione clinica prodotta da Heinz Kohut, non nascondiamo di aver provato un certo disagio.

Ci sembra cioè impossibile, essendosi accertato che non si tratta di un caso clinico ma di un racconto autobiografico e introspettivo, di non tener conto di questo dato di realtà. Kohut non ha mai riconosciuto di essere lui stesso l'enigmatico signor Z ma le prove a favore di questa tesi sono oramai schiaccianti (Strozier, 2007). Come possiamo quindi considerare questo lavoro? Una narrazione scenografica, abilmente costruita su una indagine introspettiva, o risulta più aderente ai fatti valutarla come una trattazione teorica, che mira all'esposizione di un modello indirettamente e abilmente suggerito da uno sviluppo scenico? Qualsiasi interpretazione venga data la ingegnosa macchinazione ci fa intravedere un aspetto, per altro noto, dell'Autore. Si sa quanto egli si compiacesse di sentirsi protagonista e di imbastire, alle spese del suo uditorio, scherzi e facezie che si faceva poi perdonare con l'alta qualité del suo humour.

Parlare di se stesso in terza persona non è una evenienza insolita in Psicoanalisi. Esponenti di primo piano del movimento ne hanno dato esempio e, tra questi, il fondatore stesso.

Il primo lavoro di Anna Freud, Sogni ad occhi aperti e la fantasia di essere picchiata (2007), è interamente autobiografico.

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