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Borgogno, F. (2013). A margine del lavoro di Robbert Wille.: Sui primi colloqui e sull'importanza del costruire la fiducia: alcune considerazioni personali. Rivista Psicoanal., 59(4):917-929.

(2013). Rivista di Psicoanalisi, 59(4):917-929

Primi colloqui e consultazione

A margine del lavoro di Robbert Wille.: Sui primi colloqui e sull'importanza del costruire la fiducia: alcune considerazioni personali

Franco Borgogno

A introduzione di questo lavoro di Rob Wille sui primi colloqui, esordirei innanzitutto con un breve ritratto della sua persona e figura di analista, sia per come sono venuto a conoscerlo in questi ultimi dieci anni, sia per come mi sembra emergere dalla scrittura del lavoro qui pubblicato. Wille è persona pacata e rilassata, well-temperate si direbbe in inglese. È sensibile, paziente e rispettoso nei confronti dell'altro, ma sa anche fremere quando un eccesso di intellettualismo e di esibizionismo narcisistico ha preso la mano dell'interlocutore distanziandolo da ciò di cui si sta parlando in quel momento. Devo confessare che entrambe queste sue caratteristiche mi sono immediatamente piaciute sentendole a me congeniali.

Allorché l'ho incontrato molti anni fa come chair e discussant di due panel in cui ero uno dei relatori, ho subito apprezzato la sua competenza analitica; ai miei occhi è risultata evidente nella sua disponibilità a porre in secondo piano i suoi pensieri a favore del far lievitare, remunerativamente per tutti, con piccoli ma diretti commenti, il clima libero-associativo dei partecipanti. Ho specificato, accanto all'aggettivo «piccoli», «diretti», volendo con questa precisazione sottolineare altri due suoi tratti distintivi: da un lato, la capacità di essere semplice e al tempo stesso «al punto», senza mai diventare riduttivo e banale; dall'altro, il sapere non esimersi dall'infliggere sofferenza se necessario, facendo confrontare per esempio l'altro, paziente o interlocutore, senza tentennamenti e sconti, ma senza sadismo, con ciò che avrebbe potuto anche produrre un temporaneo dolore. Un tema, questo, che Wille ha studiato nel 2005.

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